mercoledì 8 febbraio 2017

Split

 GENERE: Thriller

ANNO: 2016

DURATA: 116 min.


SCENEGGIATURA: M. Night Shyamalan



Tre adolescenti, Claire, Marcia e Casey, vengono rapite da Kevin Quack, o meglio da "Danny", una delle 23 personalità del ragazzo che soffre di Disturbo Dissociativo della Personalità. Le tre ragazze dovranno affrontare la notte più difficile della loro vita, lottando con tutte le proprie forze per scappare prima che sia troppo tardi e la Bestia arrivi a prenderle...

Con la prepotenza e la maestria che la sua fama gli richiedeva, dopo questi anni di prodotti zoppicanti, M. Night Shyamalan è tornato!
Mettendo la sua firma sul prodotto per intero (sua la regia, la sceneggiatura, il soggetto) e confermando la proficua collaborazione con Jason Blum alla produzione, Shyamalan porta sul grande schermo un thriller di quelli con la T maiuscola, di come non mi capitava di vederne da un po'.
Ispirandosi a fatti di cronaca vera (in pochi forse lo sanno ma la storia del protagonista si ispira a quella di Billy Mulligan!) Split racconta una storia complessa in modo stupefacente, bilanciando la semplicità di storytelling con una costruzione profonda, cruda ma meravigliosamente umana di personaggi che non erano per niente facili da rappresentare.
Se è pur vero, infatti, che Split non presenta il solito colpo di scena caratteristico della regia di Shyamalan, né tempi particolarmente frenetici e la storia avanza in modo tutto sommato prevedibile, la pellicola rigurgita tensione e suspance. Prendendo quasi sfumature del thriller psicologico, trascina in un'atmosfera carica di sofferenza, rabbia e cattiveria, costruita anche grazie all'uso saggiamente dosato di flashback espliciti e crudi,  in cui tuttavia trovano posto, in modo molto naturale e armonico, momenti di una tenerezza struggente che rendono, anzi, ancora più doloroso il ritorno ai toni cupi.
Il continuo gioco con le diverse personalità del protagonista, con il cambio di focus dalla storia di Kevin a quella Casey e viceversa, quasi a volerli confrontare, l'uso dei flashback, e poi anche le scene con la psicoterapeuta, che da un lato è quasi materna verso Kevin e dall'altro sembra trattare il suo caso quasi come un esperimento personale, oltre che dare ritmo alla vicenda, spiegare i "perché" che ci si presentano man mano durante la visione e dare la necessaria carica emotiva, conferiscono alla pellicola anche una certa complessità filosofica.
Senza volervi ovviamente svelare nulla sul film, vi dirò solo che il regista lascia trasparire (volontariamente o meno, non saprei) una riflessione sulla natura umana abbastanza potente: alla conclusione del film il confine tra buoni e cattivi diventa talmente sottile da essere una distinzione ormai impossibile, per cui non esistono vincitori ma tutti, ognuno a suo modo, è una vittima. 

Un James McAvoy da brividi


Senza alcun dubbio, però, il merito dell'ottima riuscita del film pesa anche su un cast che, magari sarà stato anche a basso costo, come qualcuno ci ha tenuto a sottolineare per una qualche ragione, ma ha reso come se contasse nomi da Oscar.
Haley Lu Richardson, Jessica Sula (che avevano già lavorato insieme nella serie Recovery Road) e Betty Buckely fanno egregiamente il loro dovere.
Anya Taylor-Joy (Casey), già conosciuta e apprezzata in The Witch (è stata una delle poche cose buone di quel film a dire il vero!) riconferma una grande potenza recitativa, con un'espressività incisiva che lascia il segno con ogni primo piano, e ce ne sono abbastanza! 
L'entusiasmo, però, è tutto per James McAvoy e la sua prestazione strepitosa. Il talento di McAvoy non è certo una scoperta dell'ultimo minuto, l'attore di Espiazione e Filth è ormai un veterano del buon cinema, però quando si è davanti ad una performance talmente intensa, complessa, icastica, penetrante (soprattutto nel periodo in cui ti tartassano con la pubblicità di Cinquanta Sfumature di Grigio e Fallen), non si può proprio fare a meno di elogiarla all'infinito. Semplicemente spettacolare!

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